IF · Tra cielo e terraCrescere nella connessione e nella consapevolezzaRenato Rossi
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RENATO ROSSI · Edizione integrale

Impostazioni di lettura

Il gioco che non ho mai saputo spiegare

Alcuni ricordi della mia infanzia sono sbiaditi. Questo è rimasto. Ero ancora un bambino; non ricordo l’età precisa. Forse cinque o sei anni, forse un po’ di più. Quando la sera ero a letto, potevo sentire il mio corpo diventare sempre più leggero. Avevo la sensazione di uscirne e di fluttuare al di sopra. Vedevo la mia stanza, il letto e me stesso disteso lì.

Accadde molte volte. Conoscevo la sensazione che lo precedeva e talvolta cercavo di richiamarla. Per il bambino che ero, era un gioco. Non avevo paura. Provavo libertà e una pace profonda.

Durante una di quelle esperienze ricordo una donna anziana. Non parlava e non sapevo chi fosse. La sua presenza non mi spaventava; emanava tranquillità. Oggi non saprei dire se appartenesse a un sogno, alla mia immaginazione o a qualcos’altro.

Allora non conoscevo espressioni come esperienza extracorporea. Non avevo letto nulla sulla coscienza o sulle esperienze di premorte. Soltanto molto più tardi scoprii descrizioni nelle quali riconoscevo qualcosa: soprattutto la pace e l’assenza di paura. Altri racconti non somigliavano affatto ai miei ricordi.

Da adulto mi sono spesso domandato che cosa accadesse. Sognavo? Mi trovavo tra il sonno e la veglia? Era l’immaginazione di un bambino? Non ho una risposta definitiva. Ciò che per me rimane certo è quanto tutto mi apparisse naturale e sereno.

Forse questo ricordo ha contribuito ad alimentare la mia curiosità: il desiderio di guardare oltre ciò che è immediatamente visibile. Mi rese sensibile alle domande sulla coscienza, sull’intuizione e sul significato della nostra esistenza.

Quando ripenso a quel bambino, vedo soprattutto la differenza tra allora e oggi. L’adulto cerca una spiegazione. Il bambino giocava. Voglio custodire questo ricordo senza renderlo più grande o più certo di quanto sia. Anche questo appartiene alla mia vita.