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Marco e il legame che rimane

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Marco e il legame che rimane

L’amore per mio figlio ha cambiato forma dopo la sua morte, ma non è scomparso dalla mia vita.

IF — E se…?

Mio figlio e il mio amico

Nessuna domanda nella mia vita è diventata così profonda come quella su che cosa significhi l’amore quando qualcuno muore. Dalla morte di Marco, il 27 agosto 2009, porto ogni giorno con me questa domanda. La risposta non è arrivata in una frase. È cresciuta nei ricordi, nella mancanza e nella sensazione che il nostro legame non potesse semplicemente scomparire dalla mia vita.

Marco e io andavamo regolarmente insieme a Scherpenheuvel. Vi accendevamo una candela. Quel semplice gesto univa silenzio, speranza e vicinanza.

La curiosità che condividevamo

Oggi non posso pensare a quel luogo senza sentire anche la sua presenza nel ricordo. Più tardi ricevetti, attraverso un medium, due testi scritti a mano che per me acquistarono un significato molto personale. Li considero parte della mia esperienza e del mio legame duraturo con Marco. Il loro valore per me non risiede soltanto nelle parole, ma anche nel momento in cui mi raggiunsero e in ciò che vi riconobbi.

Insieme a Scherpenheuvel

Ho spesso la sensazione che Marco mi aiuti a scrivere i miei libri. Forse quell’aiuto vive nel ricordo delle nostre conversazioni, forse nell’amore che continua a spingermi avanti, forse in un modo per il quale non possiedo parole. Per me non è necessario chiudere quella domanda. IF lascia aperta la porta.

Dopo un addio l’amore può assumere un’altra forma. Può diventare visibile in ciò che custodiamo, trasmettiamo e cerchiamo di essere per gli altri.

Una candela nel silenzio

Quando scrivo parlo con la mia voce, ma porto con me anche qualcosa di Marco. Quando scrivo di lui, cerco spazio per tutta la persona che era. La mancanza appartiene alla mia vita, ma vi appartengono anche la collaborazione, le idee e la curiosità condivisa. Il mio amore per lui comprende più del momento in cui abbiamo dovuto salutarlo.

È qui che si trova un ponte tra ricordo e presenza.

I due testi scritti a mano

Un ricordo può diventare l’occasione per una conversazione con le sue figlie, per custodire una fotografia o per prestare attenzione a qualcuno a cui manca una persona cara. Così un legame del passato continua ad agire nel modo in cui oggi cerco di vivere. Il significato spirituale che gli attribuisco rimane personale. Anche chi non condivide le mie convinzioni può capire quanto sia importante che una persona amata conservi un nome e una storia.

Scrivere pensando a Marco

Possiamo incontrarci su quel terreno umano senza essere d’accordo su ogni spiegazione. Ora che arrivo all’ultima pagina, torno con il pensiero alle persone con cui è cominciato questo racconto. I miei genitori, che lasciarono il mondo che conoscevano. Dorina, con cui ho condiviso una vita.

Marco e Michael, che mi hanno dato il privilegio di essere padre. I miei nipoti, la mia famiglia e gli amici che sono rimasti al mio fianco lungo il cammino. Non ho trovato una risposta a ogni domanda sulla vita e sulla morte.

L’amore dopo l’addio

So però quanto una persona possa significare per un’altra. L’amore non deve spiegare tutto per sostenerci. A volte è una mano sulla spalla, un ricordo custodito insieme o il coraggio di essere di nuovo vicini a qualcuno dopo una giornata difficile. Marco, il tuo posto nel mio cuore rimane.

Continuare a vivere non significa lasciarti indietro. Significa portare ciò che abbiamo condiviso nella cura per chi c’è ancora.

Il ponte rimane aperto

Anche Michael e i miei nipoti hanno il loro posto unico e insostituibile in quell’amore. A te che hai letto questo libro vorrei perciò lasciare soprattutto questo: non aspettare troppo per dire a qualcuno che gli vuoi bene. Ascolta, cerca gli altri e trasmetti i ricordi che altrimenti andrebbero perduti. Se queste pagine aprono una conversazione, offrono conforto o mettono in movimento un piccolo gesto d’amore, il loro significato continua a vivere.

L’oro con cui questo libro è cominciato lo affido, alla fine, di nuovo alle persone che hanno sostenuto la mia vita. Ai miei genitori, a Dorina, Marco e Michael, ai miei nipoti e a tutti coloro che hanno condiviso con noi il proprio calore. Il loro amore e il loro coraggio sono la ricchezza che voglio trasmettere. A loro appartiene l’oro di queste pagine.

Chiudo questo libro con gratitudine. In nome di tutti i miei. Renato

IF — E se…?
Come continua a vivere, nella vostra vita quotidiana, l’amore per una persona assente?