La domanda che è rimasta
Impostazioni di lettura
La domanda che è rimasta
Il manoscritto è andato perduto, ma le due lettere IF hanno continuato a vivere dentro di me.
IF — E se…?
Il manoscritto perduto
Intorno al 2000 scrissi un libro su carta. Gli avevo dato il titolo inglese più breve che riuscissi a immaginare: IF. Due lettere, una porta aperta. In seguito il manoscritto andò perduto.
L’ho cercato, ma non l’ho mai ritrovato. Eppure il pensiero da cui era nato si è rivelato più forte della carta sulla quale lo avevo scritto. La prima domanda sembrava semplice: e se il mondo fosse rotondo? Quella frase non era una lezione di geografia.
Era un’immagine di tutto ciò che un tempo sembrava impossibile, finché qualcuno non aveva osato pensare diversamente. Ciò che oggi consideriamo ovvio è cominciato spesso come un dubbio, un’intuizione o una domanda per la quale non c’era ancora spazio.
Due piccole lettere
Con IF non voglio dire a nessuno in che cosa debba credere. Voglio aprire uno spazio tranquillo nel quale una persona possa lasciare per un momento liberi i propri pensieri. Non ogni ipotesi deve diventare subito una conclusione. Non ogni sogno richiede una spiegazione.
A volte la domanda stessa ha già valore, perché ci invita a guardare di nuovo. Il Renato che oggi riscrive questo libro è più anziano dell’uomo che preparò il primo manoscritto. Da allora ho costruito e perduto, amato e detto addio. Ho dovuto imparare a vivere senza Marco.
Ho visto nascere e scomparire la Piramide di Vetro. Ho avuto migliaia di conversazioni. Tutto questo ha dato a IF una profondità maggiore. La domanda originaria è rimasta la stessa, ma la mia vita l’ha arricchita.
Guardare di nuovo il mondo
Questo libro è un ponte tra il dubbio e la realtà. Da una parte c’è ciò che possiamo vedere e toccare. Dall’altra vivono i nostri sogni, le nostre intuizioni e quelle esperienze per le quali, a volte, le parole non bastano. Su quel ponte non dobbiamo scegliere da quale parte fermarci per sempre.
Possiamo camminare, sostare e guardarci intorno. In La mia vita ho raccontato il percorso che mi ha formato: le mie radici italiane, l’infanzia, la famiglia e gli anni in cui, tra cadute e ripartenze, cercavo il mio posto come imprenditore. È stata una vita fatta di costruire, tentare, perdere e ricominciare. Dietro ogni progetto c’erano delle persone.
Il dubbio come spazio aperto
Dietro ogni decisione viveva la speranza di realizzare qualcosa di buono per la mia famiglia e per chi incontravo sul mio cammino. Chi ha letto quel primo libro ricorda anche il posto di Marco nella mia vita. Era mio figlio, ma anche una persona con cui condividevo idee, lavoravo e potevo discutere per ore. Ci ritrovavamo nella curiosità per la tecnica e per tutto ciò che poteva ancora diventare possibile.
La sua morte ha lasciato un silenzio che né il lavoro né nuovi progetti potevano colmare. Il mio interesse per l’invisibile, tuttavia, non comincia con quella perdita. Esisteva già quando, da bambino, vivevo esperienze che non sapevo spiegare.
La mia vita tra allora e oggi
Più tardi arrivarono altri avvenimenti, sogni e osservazioni che continuarono a interrogarmi. Mentre la vita quotidiana ruotava intorno alla famiglia e al lavoro, sullo sfondo rimanevano domande alle quali non trovavo una risposta semplice. In questa parte concedo loro più spazio. Che cos’è la coscienza?
Perché certe esperienze rimangono con noi per tutta la vita? Come custodiamo l’amore per qualcuno che non c’è più? E come ritroviamo, con il nostro dolore e la nostra incertezza, il coraggio di andare avanti? Tra cielo e terra nasce dalla stessa vita che ho raccontato in precedenza.
Restano presenti i ricordi dei miei genitori, il legame con Dorina, i miei figli e nipoti, la collaborazione con Marco e gli anni difficili.
Sognare senza obblighi
Sono il terreno su cui poggia la mia ricerca. Il lettore riconoscerà la persona che parlava nel racconto autobiografico precedente. Racconto le mie esperienze particolari, il mio interesse per la numerologia e le tante conversazioni nelle quali le persone hanno condiviso con me domande e sofferenze. Voglio continuare a distinguere ciò che ricordo dal significato che gli attribuisco personalmente.
Non posso spiegare o dimostrare tutto ciò che mi ha profondamente colpito. Il lettore può guardarlo in modo diverso. Non chiedo di essere d’accordo, ma di prestare attenzione a una testimonianza personale. La storia della mia vita e la mia ricerca spirituale appartengono allo stesso cammino.
Il ponte comincia
In entrambe cerco ciò che sostiene un essere umano: l’amore, il legame con gli altri, la responsabilità e la capacità di ricominciare. Se queste pagine mi hanno insegnato qualcosa, è che la mia attenzione per l’invisibile deve trovare un significato anche nella cura delle persone che oggi mi stanno accanto. Per questo vi accompagno da La mia vita a Tra cielo e terra. Con i ricordi che porto con me, le domande rimaste aperte e la speranza che un racconto condiviso permetta a un’altra persona di riconoscervi qualcosa di sé.
Questo libro nasce dalla mia vita. Dalle persone che ho amato, da ciò che ho costruito e perduto, e da esperienze per le quali non sempre ho trovato le parole giuste.
Una domanda per il lettore
Alcuni ricordi hanno una data. Altri continuano a vivere soprattutto in una sensazione: meraviglia, pace, mancanza o il sospetto che ci sia più da scoprire di quanto vediamo a prima vista. In La mia vita ho raccontato la mia famiglia, le radici italiane, l’infanzia in Belgio, il lavoro e le persone che mi hanno formato. Con questo libro voglio mostrare quella stessa persona dall’interno.
L’imprenditore che ricominciava ogni volta, il padre a cui manca Marco e il bambino che si meravigliava non sono persone separate. Appartengono l’uno all’altro. Le loro esperienze formano insieme il ponte che qui cerco di descrivere.
E se
Da una parte di quel ponte c’è la terra: la vita quotidiana, la responsabilità, le relazioni, il corpo e la cura reciproca. Dall’altra ci sono le domande che associo alla parola cielo: che cos’è la coscienza, che cosa significa l’amore, che cosa rimane quando qualcuno muore, e come facciamo spazio a qualcosa che viviamo intensamente ma non comprendiamo del tutto? Tra queste due sponde si trova la mia ricerca. Non scrivo perché sappia rispondere a ogni domanda.
Scrivo perché tacere su ciò che mi ha toccato lascerebbe non raccontata anche una parte della mia vita. Le mie esperienze non devono essere comprese da tutti nello stesso modo. Qualcuno vi si riconoscerà. Un altro cercherà spiegazioni diverse.
Entrambi sono benvenuti come lettori. Per questo lascio convivere in queste pagine il mio racconto e l’approfondimento. Prima racconto ciò che ricordo. Poi concedo più spazio alle domande che ne nascono.
A volte un’esperienza richiama ciò che altri chiamano esperienza fuori dal corpo, coincidenza significativa o intuizione. Quel riconoscersi è l’inizio di una conversazione. Non stabilisce una volta per tutte la spiegazione.
IF — E se…?
Quale domanda della vostra vita merita di trovare di nuovo spazio?
