Il ponte aperto
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Il ponte aperto
Alla fine di questo libro la domanda rimane. Non è una mancanza, ma il suo destino.
IF — E se…?
Il Renato di oggi
Quando, intorno al 2000, scrissi il primo IF, non sapevo quale strada avrebbe ancora percorso il libro. La carta scomparve. La domanda rimase. Oggi capisco che un pensiero non è perduto finché continua ad agire dentro una persona.
La mia vita ha dato a quelle due lettere un contenuto nuovo. IF porta ora con sé il bambino che sembrava fluttuare sopra il letto, l’uomo che dopo una crisi provò pace, il testimone sotto il cielo di Liegi, il costruttore della Piramide di Vetro e il padre che continua ad amare Marco. Porta anche tutte le persone che mi hanno dato fiducia.
Ciò che la vita ha aggiunto
I loro racconti mi hanno insegnato che il dubbio non deve essere un vuoto. Può diventare uno spazio aperto in cui ascoltiamo con maggiore cura e ci avviciniamo alla nostra verità. La realtà è più grande di ciò che una sola persona può abbracciare. Ne conosciamo una parte attraverso i sensi, una attraverso il sapere e una attraverso l’esperienza.
Accanto a questo rimane spazio per l’immaginazione, la fede e la speranza. È in quello spazio che IF vuole respirare. Forse, dopo l’ultima pagina, un lettore non avrà una risposta nuova. Forse avrà ritrovato il desiderio di riprendere un vecchio sogno, ascoltare qualcuno senza giudicarlo o guardare le stelle con occhi diversi.
È abbastanza.
Tra sapere e sentire
La domanda rimane aperta. Da ora non appartiene soltanto a me, ma a chiunque osi pronunciarla. E se? Questo libro nasce dalla mia vita.
Dalle persone che ho amato, da ciò che ho costruito e perduto e dalle esperienze per le quali non sempre ho trovato le parole giuste. Alcuni ricordi hanno una data. Altri continuano a vivere soprattutto in una sensazione: meraviglia, pace, mancanza o il sospetto che ci sia più da scoprire di quanto vediamo a prima vista. In La mia vita ho raccontato la famiglia, le radici italiane, l’infanzia in Belgio, il lavoro e le persone che mi hanno formato.
Il dubbio che lascia spazio
Con questo libro voglio mostrare quella stessa persona dall’interno. L’imprenditore che ricominciava ogni volta, il padre a cui manca Marco e il bambino che si meravigliava non sono persone separate. Appartengono l’uno all’altro. Le loro esperienze formano insieme il ponte che qui cerco di descrivere.
Da una parte di quel ponte c’è la terra: la vita quotidiana, la responsabilità, le relazioni, il nostro corpo e la cura reciproca.
La realtà continua a crescere
Dall’altra ci sono le domande che associo alla parola cielo: che cos’è la coscienza, che cosa significa l’amore, che cosa rimane quando qualcuno muore e come facciamo spazio a qualcosa che viviamo intensamente ma non comprendiamo del tutto? Tra queste due sponde si trova la mia ricerca. Non scrivo perché sappia rispondere a ogni domanda. Scrivo perché tacere su ciò che mi ha toccato lascerebbe non raccontata anche una parte della mia vita.
Le mie esperienze non devono essere comprese da tutti nello stesso modo. Qualcuno vi si riconoscerà. Un altro cercherà spiegazioni diverse. Entrambi sono benvenuti come lettori.
Osare di nuovo sognare
Per questo lascio convivere in queste pagine il mio racconto e l’approfondimento. Prima racconto ciò che ricordo. Poi concedo più spazio alle domande che ne nascono. A volte un’esperienza richiama ciò che altri chiamano uscita dal corpo, coincidenza significativa o intuizione.
Quel riconoscersi è l’inizio di una conversazione. Non stabilisce una volta per tutte la spiegazione. La numerologia ha assunto un posto particolare in questo dialogo. I numeri mi hanno aiutato a riflettere sul mio cammino e hanno aperto la porta alle storie degli altri.
Ma la persona dietro il calcolo è rimasta più importante del numero. Vale anche per questo libro.
Un dono al lettore
La mia vita non si lascia ridurre a una formula, e nemmeno quella del lettore. La mancanza di Marco attraversa molti di questi capitoli. Ricordarlo significa per me continuare a vedere la sua vita: le idee, l’entusiasmo, la nostra collaborazione e le conversazioni che potevamo avere. Allo stesso tempo Michael, i miei nipoti, Dorina, i miei genitori, la famiglia e gli amici appartengono all’amore che mi lega alla vita.
L’attenzione per chi mi manca voglio portarla a chi oggi mi sta accanto. Spero che questo libro diventi un luogo d’incontro. Un luogo in cui una persona possa fare una domanda senza essere subito giudicata.
IF
Dove il dolore non sia una colpa. Dove curiosità e riflessione attenta possano aiutarsi. E dove un pensiero acquisti davvero valore quando cambia qualcosa nel modo in cui ci trattiamo. Questo libro è cominciato dalla domanda su come la mia vita e la mia ricerca interiore si tocchino.
Lungo il cammino il bambino, il padre, l’imprenditore e l’ascoltatore si sono incontrati ogni volta. Le esperienze sono diverse, ma la persona che cerca di capire e di amare attraversa tutti i capitoli. Si aggiungeranno nuovi racconti. Forse riuscirò a esprimere più chiaramente alcuni ricordi.
Forse una conversazione mi farà guardare di nuovo un pensiero diventato familiare. Voglio conservare quello spazio. Ciò che spero di trasmettere è il coraggio di vivere con attenzione. Di lasciare aperta una domanda senza lasciare sola la persona che la pone.
Di assumersi la responsabilità di ciò che noi stessi mettiamo in movimento. E di portare avanti, nei nostri gesti, l’amore che abbiamo ricevuto. Crescere nella condivisione e nella consapevolezza. Renato Rossi
IF — E se…?
Quale significato date voi alle parole «e se»?
